Questa sera Africa, Cuba e Europa si incontreranno in un raffinatissimo concerto che Milano avra' l'onore di ospitare. Non potevamo non esserci e quindi ci troverete come al solito all'entrata. Dopo il concerto di Mavis Staples ( straordinario ) ecco un nuovo appuntamento che fa entrare finalmente milano tra le principali capitali europee anche per la musica piu' raffinata e lontana dai tradizionali circuiti commerciali. Complimenti ancora una volta agli organizzatori del Milano Jazzin Festival che hanno dato alla nostra citta' la possibilita' di vivere un mese ad altissimo livello.
Riportiamo di seguito la recensione apparsa su All About Jazz di Enrico Bettinello
Tra le cose più belle successe nella già ricchissima produzione musicale senegalese, il ritorno nel 2002 di un'orchestra importante come l'Orchestra Baobab è stato accolto ovunque con grande entusiasmo, consentendo alla stampa generalista di surfare l'onda lunga del filone “buenavistasocialclub” [le cose sono ben diverse in realtà] e agli appassionati di musica africana di riappropriarsi di una delle formazioni più cosmopolite e interessanti.
Nuovo disco ora, Made in Dakar, forte di un parco voci molto nutrito - ben sei solisti, ma anche un ospite illustre come Youssou N'Dour - dei sassofoni pungenti e dell'inconfondibile chitarra di Barthélemy Attisso: la formula afro-latina è oliata e ormai si configura come un linguaggio, sebbene di sintesi, a se stante, nel quale la varietà delle esperienze dei componenti - la cui provenzienza è varia, da Togo alla Casamance, dal Mali alla Guinea Bissau - gioca una componente fondamentale.
L'mbalax si fonde così con il calypso, l'highlife con la rumba, con dolcezza e una varietà armonica che lascia intravvedere tante sfumature, da una attenzione “internazionale” al suono alla spontaneità delle loro serate in club, il tutto grazie all'ottima produzione di Nick Gold. Nuovo, vecchio, sono concetti che hanno poca rilevanza di fronte alla fluidità e all'emozione che questa musica porta con sé. Che meraviglia!
Elenco dei brani: 01. Pape Ndiaye; 02. Nijaay; 03. Beni Baraale; 04. Ami kita bay; 05. Cabral; 06. Sibam; 07. Aline; 08. Ndéleng Ndéleng; 09. Jirim; 10. Bikowa; 11. Colette.
Musicisti: Balla Sidibe, Rudy Gomis, Ndiouga Dieng, Medoune Diallo, Assane Mboup (voce, percussioni); Barthélemy Attisso, Latfi Benjeloun (chitarre); Issa Cissoko, Thierno Koite (sassofoni); Charlie Ndiaye (basso); Mountaga Koite (percussioni); Youssou Ndour (voce); Ibou Konate (tromba); Sanou Diouf (sax tenore); Baba Nabe (chitarra); Jesus "Aguaje" Ramos (trombone); Thio Mbaye, Assane Thiam (percussioni).
Stile: Etnica
Valutazione: 4 stelle
Data di pubblicazione: 03 March 2008
Dal Corriere Della Sera Di Oggi
Da Dakar al mondo. Pochi gruppi africani hanno alle spalle una storia da romanzo come l'Orchestra Baobab, giovedì 31 sul palco del «Milano Jazzin' Festival». Nome leggendario, la Baobab suonava i ritmi preferiti dal presidente-poeta del Senegal Léopold Sedar Senghor (dopo l'indipendenza dalla Francia, conquistata nel 1960), unendo le sonorità africane e quelle cubane, segno di un'internazionale tropical-socialista fatta di percussioni e chitarre elettriche. Il genere si chiamava «varieté », si ascoltava nel cosmopolita «Baobab club» (da qui il nome della formazione) di Dakar e negli anni 70 era persino esportato a Parigi. Dopo quasi due decenni di successi, l'Orchestra guidata dal chitarrista (e avvocato) Barthelemy Atisso si scioglie nel 1985.
I tempi cambiano e un giovane cantante di nome Youssou N'Dour inventa il 'mbalax con ritmi più aggressivi e apprezzati dai giovani. È il chitarrista Latfi Benjeloum, «portavoce» dell'orchestra, a raccontare il mix che li portò alla popolarità: «A fine anni 60 abbiamo avuto il coraggio di essere eclettici: pezzi afro-cubani, rumba, jazz, qualcosa dal soul, e sorprendevamo con una cover di James Brown. È stato il segreto del nostro successo ».
Dopo 17 anni di oblio, nel 2002 il produttore inglese Nick Gold, che aveva firmato l'operazione Buena Vista Social Club, decide di rilanciare la Baobab (nella foto, il sassofonista Issa Cissoko). Parte la ricerca dei musicisti fra Togo e Senegal e l'Orchestra torna in studio per «Specialists in all Styles», seguito lo scorso anno da «Made in Dakar». Il successo all'estero ha fatto di nuovo innamorare i senegalesi, fieri di un'orchestra che suona ogni composizione come fosse l'inno nazionale. «C'è un brano, "Nijaay"— racconta Benjeloum — con un testo ironico pieno di consigli per donne sposate che molti senegalesi addirittura ricordano a memoria».
In scaletta molto altro: la rumba d'annata di «Aline», il chachacha di «Jirim» e il ritmo che richiama la Giamaica di «Colette». «La nostra musica — continua il chitarrista — faceva impazzire i genitori dei ragazzi che oggi ascoltano l'hip hop: il nostro repertorio rappresenta le loro radici, compresi i legami con le Americhe». In segno di amicizia fra generazioni, Youssou N'Dour a Lione è salito sul palco con i signori della Baobab, tracciando un ponte fra il successo di 35 anni fa e il brillante presente dell'Orchestra.
Martedi 29 : Mavis Staples : Il concerto piu' atteso e noi ci saremo
Molti pensano che il concerto piu' importante dell'estate milanese siano stati i Rem oppure Paul Simon. Senza discreditare nessuno noi siamo sicuri che il nome piu' bello che appare in questa estate sia la strepitosa Mavis Staples. In Lei c'è la parte piu' bella e genuina della musica. Al di fuori degli standard dello show bussiness Mavis incarna lo spirito libero della musica vista come esperienza di qualcosa che sta al di fuori di noi e ci da il coraggio di affrontare la quotidianita' con maggior gioia. La musica di Mavis è ringraziamento, lotta, voglia di cambiare : la musica di Mavis Staples è il Blues dell'uomo.
E' forse il concerto che Moonight Records ha sempre desiderato esserci. Signore e Signori Mavis Staples
Ry Cooder Produces; Backing from Original Freedom Singers, and Ladysmith Black Mambazo.
"Like many in the civil rights movement, The Staple Singers drew on the spirituality and strength of the church to help gain social justice and to try to achieve equal rights," says Mavis. "With this record, I hope to get across the same feeling, the same spirit and the same message as we did then - and to hopefully continue to make positive changes. Things are better but we're not where we need to be and we'll never turn back."
Soul/gospel legend Mavis Staples recently completed work on We'll Never Turn Back, the most personal and polemical album of her career. Set for April 24 release, the album was produced by Ry Cooder, and marks Mavis' debut for Anti- Records.
We'll Never Turn Back combines raw, emotional, contemporized versions of some of the freedom songs that provided the soundtrack to the civil rights movement of the 1950s/60s, along with other traditional songs, and new originals written by Mavis and Ry.
PHOTO (l-r): Ry Cooder, Mavis, Jim Keltner at the studio. © 2006 Susan Titelman; courtesy use.
Soul music authority Rob Bowman ('Soulsville USA: The Story of Stax Records') listened to We'll Never Turn Back and had this to say:
"For over fifty years, Mavis Staples has been a national treasure, working her vocal magic on the highways and byways of gospel, folk and soul music. With both her family group, the Staple Singers, and as a solo artist in her own right she has helped to define much of what is righteous and soulful in American music. In the early 1960s, the Staple Singers began to work with Dr. Martin Luther King singing in support of the Civil Rights movement.
With We'll Never Turn Back, Mavis Staples has come full circle, singing songs that were seminal to a movement and time that helped form her as an artist. Alongside songs that were inextricably part of the Civil Rights movement, many of them associated with the Freedom Singers, Mavis co-wrote the title track with producer and guitarist extraordinaire Ry Cooder, sings a Cooder original, "I'll Be Rested," and opens the CD with a cover of bluesman J.B. Lenoir's "Down in Mississippi," connecting the disc to her own roots down South.
For many artists, such a project would be an exercise in recreating period pieces in much the same way that museums present the past as freeze-frame tableaux. Mavis takes a different path, personalizing the record, ad libbing spoken and sung commentary on several songs, connecting the lyrics to her own life, her family and, perhaps most tellingly, to the very real issues of today. Ry Cooder with the help of his son Joachim, drummer Jim Keltner, bassist Mike Elizondo, many of the original Freedom Singers and South African choir Ladysmith Black Mambazo, creates soundscapes for Mavis' deep-in-the-well, heart felt vocals that redefines much of the material while simultaneously casting it in a rich, vibrant deeply rooted past.
We'll Never Turn Back may have started off as an homage to a period in which everyday citizens exhibited incredible bravery and, in the process, wrought incredible changes to American society. It ended up being a deeply personal account of Mavis' life from childhood days in Mississippi, through the Civil Rights era and on up to her current anger and indignation over the fact that many Americans are still treated as second class citizens. The net result is perhaps her greatest life work and one of the most moving albums this writer has ever heard. If there is any justice, We'll Never Turn Back will inspire many of us to find bravery in our own hearts, conquer the rampant apathy that blankets our society and take action to right the wrongs in our present day society."
Track listing:
1. "Down In Mississippi"
2. "Eyes On The Prize"
3. "We Shall Not Be Moved"
4. "In The Mississippi River"
5. "On My Way"
6. "This Little Light"
7. "99 And A Half"
8. "My Own Eyes"
9. "Turn Me Around"
10. "We'll Never Turn Back"
11. "I'll Be Rested"
12. "Jesus Is On The Main Line"
Ed infine un omaggio all'amico Gino :
E' forse il concerto che Moonight Records ha sempre desiderato esserci. Signore e Signori Mavis Staples
Ry Cooder Produces; Backing from Original Freedom Singers, and Ladysmith Black Mambazo.
"Like many in the civil rights movement, The Staple Singers drew on the spirituality and strength of the church to help gain social justice and to try to achieve equal rights," says Mavis. "With this record, I hope to get across the same feeling, the same spirit and the same message as we did then - and to hopefully continue to make positive changes. Things are better but we're not where we need to be and we'll never turn back."
Soul/gospel legend Mavis Staples recently completed work on We'll Never Turn Back, the most personal and polemical album of her career. Set for April 24 release, the album was produced by Ry Cooder, and marks Mavis' debut for Anti- Records.
We'll Never Turn Back combines raw, emotional, contemporized versions of some of the freedom songs that provided the soundtrack to the civil rights movement of the 1950s/60s, along with other traditional songs, and new originals written by Mavis and Ry.
PHOTO (l-r): Ry Cooder, Mavis, Jim Keltner at the studio. © 2006 Susan Titelman; courtesy use.
Soul music authority Rob Bowman ('Soulsville USA: The Story of Stax Records') listened to We'll Never Turn Back and had this to say:
"For over fifty years, Mavis Staples has been a national treasure, working her vocal magic on the highways and byways of gospel, folk and soul music. With both her family group, the Staple Singers, and as a solo artist in her own right she has helped to define much of what is righteous and soulful in American music. In the early 1960s, the Staple Singers began to work with Dr. Martin Luther King singing in support of the Civil Rights movement.
With We'll Never Turn Back, Mavis Staples has come full circle, singing songs that were seminal to a movement and time that helped form her as an artist. Alongside songs that were inextricably part of the Civil Rights movement, many of them associated with the Freedom Singers, Mavis co-wrote the title track with producer and guitarist extraordinaire Ry Cooder, sings a Cooder original, "I'll Be Rested," and opens the CD with a cover of bluesman J.B. Lenoir's "Down in Mississippi," connecting the disc to her own roots down South.
For many artists, such a project would be an exercise in recreating period pieces in much the same way that museums present the past as freeze-frame tableaux. Mavis takes a different path, personalizing the record, ad libbing spoken and sung commentary on several songs, connecting the lyrics to her own life, her family and, perhaps most tellingly, to the very real issues of today. Ry Cooder with the help of his son Joachim, drummer Jim Keltner, bassist Mike Elizondo, many of the original Freedom Singers and South African choir Ladysmith Black Mambazo, creates soundscapes for Mavis' deep-in-the-well, heart felt vocals that redefines much of the material while simultaneously casting it in a rich, vibrant deeply rooted past.
We'll Never Turn Back may have started off as an homage to a period in which everyday citizens exhibited incredible bravery and, in the process, wrought incredible changes to American society. It ended up being a deeply personal account of Mavis' life from childhood days in Mississippi, through the Civil Rights era and on up to her current anger and indignation over the fact that many Americans are still treated as second class citizens. The net result is perhaps her greatest life work and one of the most moving albums this writer has ever heard. If there is any justice, We'll Never Turn Back will inspire many of us to find bravery in our own hearts, conquer the rampant apathy that blankets our society and take action to right the wrongs in our present day society."
Track listing:
1. "Down In Mississippi"
2. "Eyes On The Prize"
3. "We Shall Not Be Moved"
4. "In The Mississippi River"
5. "On My Way"
6. "This Little Light"
7. "99 And A Half"
8. "My Own Eyes"
9. "Turn Me Around"
10. "We'll Never Turn Back"
11. "I'll Be Rested"
12. "Jesus Is On The Main Line"
Ed infine un omaggio all'amico Gino :
24 Luglio - Joan Armatrading - MJF - Milano, Arena Civica
Il 24 Luglio saremo presenti all'arena di Milano in occasione del concerto di Joan Armatrading.
Stasera alle 21.30, all’Arena civica per Milano Jazzin’ Festival, concerto di Joan Armatrading, cantante e autrice anglo-caraibica, nominata per tre volte ai Grammy. Prima artista inglese ad aver debuttato al numero uno nella classifica blues di Billboard e a essere nominata, nella stessa categoria, per la vittoria del Grammy. Joan Armatrading è autrice di brani quali Love and affection, Willow, Drop the pilot and lovers speak, che hanno saputo reggere il passare del tempo. Il suo pop elaborato trae influenza anche dal mondo del reggae, del jazz e del rhythm & blues mentre i suoi testi sono decisamente introspettivi.
Chitarra, voce e una vocazione per il pop d'autore. A 57 anni la cantautrice anglocaraibica Joan Armatrading, personaggio di culto fin dagli anni 70, lancia una nuova fase della sua carriera ritornando a una vecchia passione: il blues. Questa sera a «Milano Jazzin' Festival» la vocalist presenta i brani dell'ultimo disco (uscito l'anno scorso) «Into the Blues», album che dimostra ottime doti chitarristiche e conferma le tonalità calde e intense della sua voce. «Da anni volevo realizzare un progetto dedicato a personaggi come Muddy Waters e B.B. King, finalmente ci sono riuscita, rendendo omaggio ai maestri ma continuando un percorso di ricerca personale».
Non a caso la Armatrading, fin dallo straordinario debutto del 1972 con «Whatever's for Us», ha unito pop, folk e rhythm 'n' blues senza perdere di vista uno stile originale, basato su melodie semplici ma di impatto, e su doti vocali che rimandano a una gamma di suggestioni, dal rock acustico al soul. «Dopo trentacinque anni di carriera ho capito che tutti i cambiamenti, anche quelli a prima vista incomprensibili, come le nuove tendenze del rock, hanno qualcosa di buono. Per questo ho voluto sperimentarmi con generi lontani dal folk pop, come il reggae giamaicano o con versioni del pop più commerciali». Consapevole di aver firmato anche album di qualità altalenante fra gli anni 80 e 90, il disco più recente e i concerti restituiscono una Armatrading in ottima forma, vicina alle stagioni di massimo successo, come quella legata all'album «Me, Myself, I», del 1980, successo di vendite e critica in Inghilterra e negli Stati Uniti.
A fine anni 90 la grande popolarità e l'attenzione dei media tornano per un'occasione speciale, Joan scrive il brano «The Messenger» per il leader sudafricano Nelson Mandela e lo esegue per lui in un concerto privato a Londra nell'aprile del 2000. «Credo che Mandela sia una delle persone più carismatiche del pianeta. A 90 anni resta un esempio per il suo popolo e per chiunque abbia a cuore valori come la libertà e il coraggio delle proprie idee. Resta per me memorabile aver cantato accanto a lui mentre danzava divertito». Per Milano Jazzin' Festival la cantautrice anglo- caraibica si presenta alla guida di un collaudato quartetto con Gary Foote alla batteria, flauto e sax, Spencer Cozens alle tastiere e John Giblin al basso.
JOAN ARMATRADING GROUP Milano Jazzin' Festival. Giovedì 24 luglio. Ore 21.30. Arena Civica «Gianni Brera». Ingr. 16,50 euro.
Fabrizio Guglielmini
Stasera alle 21.30, all’Arena civica per Milano Jazzin’ Festival, concerto di Joan Armatrading, cantante e autrice anglo-caraibica, nominata per tre volte ai Grammy. Prima artista inglese ad aver debuttato al numero uno nella classifica blues di Billboard e a essere nominata, nella stessa categoria, per la vittoria del Grammy. Joan Armatrading è autrice di brani quali Love and affection, Willow, Drop the pilot and lovers speak, che hanno saputo reggere il passare del tempo. Il suo pop elaborato trae influenza anche dal mondo del reggae, del jazz e del rhythm & blues mentre i suoi testi sono decisamente introspettivi.
Chitarra, voce e una vocazione per il pop d'autore. A 57 anni la cantautrice anglocaraibica Joan Armatrading, personaggio di culto fin dagli anni 70, lancia una nuova fase della sua carriera ritornando a una vecchia passione: il blues. Questa sera a «Milano Jazzin' Festival» la vocalist presenta i brani dell'ultimo disco (uscito l'anno scorso) «Into the Blues», album che dimostra ottime doti chitarristiche e conferma le tonalità calde e intense della sua voce. «Da anni volevo realizzare un progetto dedicato a personaggi come Muddy Waters e B.B. King, finalmente ci sono riuscita, rendendo omaggio ai maestri ma continuando un percorso di ricerca personale».
Non a caso la Armatrading, fin dallo straordinario debutto del 1972 con «Whatever's for Us», ha unito pop, folk e rhythm 'n' blues senza perdere di vista uno stile originale, basato su melodie semplici ma di impatto, e su doti vocali che rimandano a una gamma di suggestioni, dal rock acustico al soul. «Dopo trentacinque anni di carriera ho capito che tutti i cambiamenti, anche quelli a prima vista incomprensibili, come le nuove tendenze del rock, hanno qualcosa di buono. Per questo ho voluto sperimentarmi con generi lontani dal folk pop, come il reggae giamaicano o con versioni del pop più commerciali». Consapevole di aver firmato anche album di qualità altalenante fra gli anni 80 e 90, il disco più recente e i concerti restituiscono una Armatrading in ottima forma, vicina alle stagioni di massimo successo, come quella legata all'album «Me, Myself, I», del 1980, successo di vendite e critica in Inghilterra e negli Stati Uniti.
A fine anni 90 la grande popolarità e l'attenzione dei media tornano per un'occasione speciale, Joan scrive il brano «The Messenger» per il leader sudafricano Nelson Mandela e lo esegue per lui in un concerto privato a Londra nell'aprile del 2000. «Credo che Mandela sia una delle persone più carismatiche del pianeta. A 90 anni resta un esempio per il suo popolo e per chiunque abbia a cuore valori come la libertà e il coraggio delle proprie idee. Resta per me memorabile aver cantato accanto a lui mentre danzava divertito». Per Milano Jazzin' Festival la cantautrice anglo- caraibica si presenta alla guida di un collaudato quartetto con Gary Foote alla batteria, flauto e sax, Spencer Cozens alle tastiere e John Giblin al basso.
JOAN ARMATRADING GROUP Milano Jazzin' Festival. Giovedì 24 luglio. Ore 21.30. Arena Civica «Gianni Brera». Ingr. 16,50 euro.
Fabrizio Guglielmini
23 Luglio 2008 - Paolo Fresu - Uri Caine
Il 23 Luglio avremo il piacere di essere presenti all'Arena di Milano in occasione del concerto di Paolo Fresu e Uri Caine. Il duo presenterà il loro cd del 2006 Things edito dalla Blue Note e di cui Vincenzo Roggero su All About Jazz Italy scrive :
Uno, Paolo Fresu, sta esportando da oltre vent'anni in tutto il mondo la freschezza e la qualità del jazz italiano, è titolare di progetti che esplorano un ampio spettro di interessi non solo musicali, oltre a essere la vulcanica mente del festival di Berchidda, rassegna tra le più originali e apprezzate del panorama jazzistico estivo. L'altro, Uri Caine, è stato uno dei riferimenti della scena downtown newyorchese, si è abbattuto come un ciclone sulle Variazioni Goldberg di Bach, le sinfonie Mahleriane, i Lieder di Schumann, ha flirtato con l'elettronica, il rock e l'Otello di Verdi, ed è una delle menti più aperte e lucide dell'attuale scena musicale.
Cosa può accomunare due personalità così forti, provenienti da due mondi distanti geograficamente e culturalmente, con una visione musicale, sì a 360 gradi, ma dalle coordinate interne significativamente differenti? Una certa sensibilità comune, potremmo dire, ma soprattutto la curiosità di cercare punti d'incontro su nuovi territori di scambio, associata ad una grande predisposizione all'ascolto reciproco.
Dopo anni di incroci e concerti sparsi qua e là per la penisola esce finalmente la prima testimonianza discografica del duo. In Things il dialogo avviene sostanzialmente sul terreno invitante ma infido degli standard, inframmezzati da brevissimi inserti firmati dal duo e da una manciata di brani originali. Chi si aspettava colpi ad effetto, sorprese a go-go, scintille ad ogni nota, mondi visionari o arrangiamenti arditi, rimarrà deluso. Perché Things è giocato sui sussurri e non sulle grida, sulle sfumature piuttosto che sui contrasti, ed eleganza, dolcezza e naturalezza sono le parole d'ordine che governano l'intera incisione. Che è una sorta di collana sonora composta da splendide melodie, perle musicali di assoluta purezza, colte nel loro splendore primitivo, valorizzate nella loro intima essenza, esaltate naturalmente, senza ausilio di additivi o di effetti speciali.
E così l'introduzione con il Fender Rhodes ad un brano di Gershwin o ad un'aria di Monteverdi suona del tutto naturale nel clima generale dell'incisione, il pianismo di Caine mantiene un aplomb di stampo accademico sia nelle cadenze swinganti di “Cheek to Cheek“ che in quelle romantiche di “Fishermen, Strawberries and Devil Crab“, mentre la tromba di Fresu non spreca una sola nota nella sua continua ricerca sull'arte della poesia. Due giganti, qui maestri dell'understatement e sapienti dispensatori di profonde emozioni.
Musicisti: Uri Caine (pianoforte,fender rhodes); Paolo Fresu (tromba,flicorno,effetti).
Stile: Modern Jazz
Valutazione: 4 stelle
Data di pubblicazione: 24 August 2006
Come al solito ci vediamo la.
Uno, Paolo Fresu, sta esportando da oltre vent'anni in tutto il mondo la freschezza e la qualità del jazz italiano, è titolare di progetti che esplorano un ampio spettro di interessi non solo musicali, oltre a essere la vulcanica mente del festival di Berchidda, rassegna tra le più originali e apprezzate del panorama jazzistico estivo. L'altro, Uri Caine, è stato uno dei riferimenti della scena downtown newyorchese, si è abbattuto come un ciclone sulle Variazioni Goldberg di Bach, le sinfonie Mahleriane, i Lieder di Schumann, ha flirtato con l'elettronica, il rock e l'Otello di Verdi, ed è una delle menti più aperte e lucide dell'attuale scena musicale.
Cosa può accomunare due personalità così forti, provenienti da due mondi distanti geograficamente e culturalmente, con una visione musicale, sì a 360 gradi, ma dalle coordinate interne significativamente differenti? Una certa sensibilità comune, potremmo dire, ma soprattutto la curiosità di cercare punti d'incontro su nuovi territori di scambio, associata ad una grande predisposizione all'ascolto reciproco.
Dopo anni di incroci e concerti sparsi qua e là per la penisola esce finalmente la prima testimonianza discografica del duo. In Things il dialogo avviene sostanzialmente sul terreno invitante ma infido degli standard, inframmezzati da brevissimi inserti firmati dal duo e da una manciata di brani originali. Chi si aspettava colpi ad effetto, sorprese a go-go, scintille ad ogni nota, mondi visionari o arrangiamenti arditi, rimarrà deluso. Perché Things è giocato sui sussurri e non sulle grida, sulle sfumature piuttosto che sui contrasti, ed eleganza, dolcezza e naturalezza sono le parole d'ordine che governano l'intera incisione. Che è una sorta di collana sonora composta da splendide melodie, perle musicali di assoluta purezza, colte nel loro splendore primitivo, valorizzate nella loro intima essenza, esaltate naturalmente, senza ausilio di additivi o di effetti speciali.
E così l'introduzione con il Fender Rhodes ad un brano di Gershwin o ad un'aria di Monteverdi suona del tutto naturale nel clima generale dell'incisione, il pianismo di Caine mantiene un aplomb di stampo accademico sia nelle cadenze swinganti di “Cheek to Cheek“ che in quelle romantiche di “Fishermen, Strawberries and Devil Crab“, mentre la tromba di Fresu non spreca una sola nota nella sua continua ricerca sull'arte della poesia. Due giganti, qui maestri dell'understatement e sapienti dispensatori di profonde emozioni.
Musicisti: Uri Caine (pianoforte,fender rhodes); Paolo Fresu (tromba,flicorno,effetti).
Stile: Modern Jazz
Valutazione: 4 stelle
Data di pubblicazione: 24 August 2006
Come al solito ci vediamo la.
21 Luglio 2008 - Stefano Bollani all'arena di Milano al MJF
Dopo aver seguito stefano in molte tappe del suo tour nel nord Italia non potevamo certo mancare "a casa nostra". L'appuntamento con tutti voi è quindi in occasione del Milano Jazzin Festival Lunedi 21 Luglio 2008. Come al solito ci troverete all'ingresso sia prima che dopo il festival.
Carioca
Il tempo passa e il mappamondo musicale di Stefano Bollani si arricchisce di nuove terre. Carioca è un lungo viaggio: inizia da lontano e arriva nel cuore di Rio de Janeiro. Dentro il suo zaino immaginario Bollani trasportava passioni antiche. Rovistando a caso: la voce di João Gilberto con il sax di Stan Getz, l’emozione pura di Elis Regina, il pianoforte meditativo e le melodie di Antonio Carlos Jobim. A Jobim, anzi, Bollani aveva già dedicato un intero disco in trio, Falando de Amor. Questa volta però l’obiettivo era andare oltre la Bossa Nova, capire perché il suo sapore era così buono, scoprirne gli ingredienti, le origini, i segreti. Insomma si trattava di andare indietro, verso il Samba e lo Choro, due parole – soprattutto la prima – se non completamente oscure da questa parte dell’oceano, quantomeno fraintese: eppure fondamentali. Il samba e lo choro sono la colonna sonora di Rio de Janeiro: carioca è chi è nato a Rio, come il fiume omonimo, oggi quasi scomparso, che dalla foresta tropicale sfocia nella Baia di Guanabara di fronte alla città. Secondo alcuni lo choro – musica strumentale nata a metà ottocento dall’incontro dei ritmi portati dagli schiavi africani e le polke e i valzer europei già insediatisi a Rio – è il papà del samba: o semmai uno zio molto prossimo. Lo choro lo suonava la gente comune dopo il lavoro: soldati, barbieri, bottegai nelle feste domenicali, nei cortili e sulle verande, e poi nei saloni da ballo. Era una musica per virtuosi, eppure piena di colori, lirismo, fantasia, humor: da subito mi è sembrato il terreno ideale per Bollani. A partire da quel momento l’idea ha cominciato a prendere forma. Il pensiero è andato allora a Zé Nogueira, prestigioso musicista, sassofonista raffinato, perfetto carioca, complice fin da subito di una visione in cui il pianoforte di Bollani diventa la voce per cantare queste canzoni.Lo choro l’abbiamo sempre ascoltato, ma senza saperlo. Per esempio è uno choro quella famosa canzone di Jobim, ‘Falando de amor’, così come ‘La ragazza di Ipanema’ è nient’altro che un samba. Bollani Carioca solleva il sipario su questo spettacolo, e lo fa scegliendo alcuni personaggi straordinari. Il flautista Pixinguinha (1897-1973) è uno dei maestri del genere, di cui Bollani interpreta il fugace ‘Segura ele’; è uno choro la melodia conosciuta in tutto il mondo con il titolo di ‘Tico Tico no Fubà’, firmata dal Zequinha de Abreu (1880-1935). E così pure ‘Doce de Coco’, scritto da un altro leggendario personaggio, Jacob do Bandolim (1918-1969). Nello choro rientra il mondo del valzer, o valsa, come si dice a Rio, ritmo a cui sono affidati i brani più sentimentali, dichiarazioni d’amore e lamenti di saudade: ecco ‘Caprichos do destino’ di Pedro Caetano (1911-1992), commerciante di scarpe e compositore prolifico. Avvertenza, inutile cercare un confine preciso, una linea netta che separi lo choro dal samba, perché non esiste. Esempio è la ‘Valsa brasileira’ di Edu Lobo (1943), con la quale incontriamo un compositore di tutt’altra generazione: insieme al suo coetaneo Chico Buarque (1944), Edu Lobo fa parte dei cosiddetti ‘post-bossanovisti’ e tuttavia, come i loro ‘fratelli maggiori’ della Bossa Nova (esclusi volutamente dal disco), Buarque e Lobo arrivano essenzialmente dal samba. E di Chico Buarque Bollani ha scelto un samba dichiarato, il dolcissimo ‘Samba e amor’. Nel samba detto ‘di radici’ il pianista pesca alcune perle rare: Nelson Cavaquinho (1911-1986), del quale oltre ‘Folhas secas’ (duettata insieme a una delle più belle voci brasiliane, Monica Salmaso) Bollani interpreta ‘Luz Negra’; e poi ‘Ao romper da aurora’ e ‘Choro sim’ di Ismael Silva (1905-1978) e infine uno dei samba emblematici del carnevale di Rio, ‘A voz do morro’ di quel superbo compositore di strada, poeta e bohémien che era Zé Kéti (1921-1999). Suggerito da Zé Renato, l’altra splendida voce invitata nel disco, è invece ‘A hora da razão’, scritto da Batatinha (1924-1997), sambista che da Rio ci porta a Salvador de Bahia. Bollani Carioca è uscito la prima volta nelle edicole per una sola settimana e si è quasi volatilizzato che sia piaciuto così tanto è probabilmente dovuto al calore, la spontaneità, l’allegria e la generosità con cui Bollani è stato accolto dai suoi compagni di avventura. Insieme a Zé hanno fatto la loro comparsa gli altri, Marco Pereira, superbo chitarrista che definisce il suo stile ‘una miscela equilibrata della naturale base di musica brasiliana con la sonorità del classico e il fraseggio del jazz’; il sorridente batterista Jurim Moreira (‘È un piacere suonare con una tale macchina del ritmo, potente e rilassata’ diceva Bollani in sala di incisione); il contrabbassista Jorge Helder (accompagnatore proprio di Chico Buarque, Caetano Veloso e tanti altri) e Armando Marçal, detto ‘Marçalzinho’ perché erede di una celebre famiglia di percussionisti radicata nel cuore antico di Rio de Janeiro. Stefano però non era arrivato a Rio da solo, ma con due grandi jazzisti italiani, Mirko Guerrini e Nico Gori (già del suo gruppo I visionari) i quali hanno partecipato con idee, sassofoni e clarinetti in diversi momenti del disco, soprattutto nell’unico pezzo bollaniano ‘Il domatore di pulci’ (definito da Zé Nogueira uno ‘choro dantesco’: a voi l’ascolto!). Nell’inverno del 2008 dall’incontro carioca è nata una piccola tournée italiana. Il disco che avete tra le mani contiene tre momenti speciali di quei concerti. Il duo con Marco Pereira sul classico samba ‘Na baixa do sapateiro’ di Ary Barroso (1903-1964), e due bis solitari del pianista: ‘Apanhei-te cavaquinho’, uno choro dal sapore tanghistico di Ernesto Nazareth (1863-1934) e ‘Trem das onze’, samba del paulista Adoniran Barbosa (1910-1982), a suo tempo portato al successo anche in Italia da Riccardo Del Turco con il titolo di ‘Figlio unico’ (e da anni presente nello ‘zaino’ di Bollani...). Ah, nota a margine: esattamente come i sambisti scelti per il suo viaggio Carioca (e come tanti jazzisti prima di lui, da Fats Waller a Louis Armstrong), Stefano Bollani inventa, arrangia all’istante, suona meravigliosamente e talvolta canta, e sempre divertendosi un mondo.
Alberto Riva
19 - Luglio - Iseo Jazz Festival 2008 - Giovanni Guidi
Dopo la presentazione del nuovo cd all'Umbria Jazz siamo felici di poter assistere al concerto di Giovanni Guidi con il suo quartetto all'interno di un festival importante quale quello di Iseo.
ISEO JAZZ E LA SUA STORIA
Nella sua formula attuale, Iseo Jazz nasce nel 1993, sulla base della propensione di Iseo ad ospitare concerti jazz e quindi in linea con una tradizione storica consolidata.
Il festival, diretto artisticamente dal musicologo Maurizio Franco e organizzato dall'Associazione Culturale Musica Oggi e dal Lido di Sassabanek, si è orientato da subito alla documentazione della creatività dei musicisti nazionali, coprendo un grave vuoto programmatico e diventando una vera e propria "casa del jazz italiano", un punto di riferimento nazionale con una visibilità internazionale.
Nel corso degli anni il festival ha proposto tematiche sempre nuove, offrendo uno spaccato della scena italiana senza preclusioni generazionali o stilistiche, realizzando nel contempo un gran numero di progetti speciali commissionati per l'occasione. Progetti che, grazie ai risultati artistici ottenuti, hanno in molti casi trovato posto su disco. Tra questi, ricordiamo quelli di Piero Bassini, Enzo Randisi, The Fringe, Riccardo Luppi, Enrico Intra, Franco D'Andrea & Tony Arco Time Percussion, Franco Cerri Guitar Ensemble, mentre un'ampia documentazione delle varie edizioni del festival è consegnata alle compilation realizzate quasi ogni anno con la CDpM Lion di Bergamo, che nel loro insieme formano un eccezionale spaccato della scena italiana contemporanea.
Da alcuni anni il festival di Iseo, che ha sempre avuto nel Lido di Sassabanek e nelle piazze di Iseo i suoi luoghi di elezione, si svolge all'interno di un circuito di comuni del Sebino e della Franciacorta quali Marone, Sarnico, Chiari, Pisogne, che ospitano importanti serate della rassegna.
Dalla sua prima edizione, Iseo Jazz è la sede della consegna del premio Pino Candini del Top Jazz, assegnato al vincitore nella categoria "miglior musicista italiano" del referendum annuale della critica della prestigiosa rivista Musica Jazz (Hachette-Rusconi). Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Gianluigi Trovesi sono i musicisti a cui sinora è stato consegnato il premio titolato alla memoria del direttore della testata scomparso nel 1996. Alla consegna della targa di Musica Jazz, da alcuni anni Iseo Jazz ha affiancato la consegna dei Premi Iseo, assegnati ad un musicista particolarmente significativo per la sua storia artistica, e ad un operatore, studioso o altra personalità che ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo del jazz e dei suoi artefici nazionali. Il Premio Iseo è stato sinora assegnato, tra i musicisti, a Gianni Basso, Franco Cerri, Franco D'Andrea, Tiziana Ghiglioni, Enrico Intra, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, tra gli operatori e le personalità a Giovanni Bonandrini (casa discografica Black Saint-Soul Note), Franco Caroni (Siena Jazz), Adriano Mazzoletti (critico e organizzatore), Luigi Pestalozza (Musica/Realtà) e Walter Veltroni (Sindaco di Roma, promotore della Casa del Jazz).
Per Maggiori Info sul nuovo cd di G. Guidi clicca qui
Brad Meldhau 17 Luglio 2008
Si, lo so, non è bene mettere che si sarà presenti all'avvenimento quando questo c'è gia' stato. Meglio tacere....
Il problema del mancato avviso è stato che fino alle ore 18.00 non sapevamo ancora se ci sarebbe stato dato il permesso. Spiegato questo che senso ha dar conto della presenza....
Perchè il concerto è stato molto bello ed è un vero peccato che molti quotidiani non lo abbiano riportato. Ne è valsa la pena e il numerosissimo pubblico ( sono rimasto allibito anch'io dalla tanta gente ) non è stato deluso !!! Milano ha fame di buon Jazz.
In regalo vi lascio questo splendido video e a presto ai prossimi appuntamenti
Pat Metheny with Gary Burton all'Arena di Milano
Il milano Jazzin Festival sta entrando nel vivo e noi di Moonlight Records non potevamo non esserci . Dopo averlo accompagnato lo scorso anno a Villa Arconati in una fantastica session prima in duo con Brad Meldau e poi in quartetto, quest'anno ritroviamo il chitarrista jazz piu' famoso del mondo in una veste potremmo dire antica.
Noi ci saremo e potrete trovarci all'ingresso dell'Arena. Un occhio di attenzione per Antonio Sanchez che proprio per l'italiana Cam Jazz ha inciso il suo primo disco da solista. ( purtroppo non potremo averlo questa sera in quanto esaurito )
Altro da dire non c'è nulla se non buon divertimento
Il chitarrista nel «Quartet Revisited» del suo scopritore. Quattro musicisti che hanno fatto la storia del genere al Jazzin' Festival
Non tutti sanno che Pat Metheny, celebre asso della chitarra, ha iniziato a farsi conoscere fra il 1974 e il '77 al fianco del vibrafonista Gary Burton, uno dei più grandi scopritori di talenti di tutta la storia del jazz. Burton ha sempre apprezzato in modo speciale le qualità di Metheny e da anni cercava l'occasione di suonare nuovamente con lui. «Alla fine sono riuscito a riprendere la formazione degli anni Settanta», ha dichiarato pochi mesi fa. «Come allora, al basso elettrico c'è un altro grande musicista, Steve Swallow: con lui suonavo fin dai tempi in cui eravamo la sezione ritmica di Stan Getz, allora ero io il ragazzino sconosciuto...». Nel «Quartet Revisited», che arriva stasera all'Arena, con Pat e Steve si sono succeduti vari batteristi, in particolare Bob Moses e Danny Gottlieb. Alla fine Burton ha fatto una scelta diversa. «Mi sarebbe piaciuto portare in tournée il fantastico Roy Haynes, che era anche lui nel gruppo di Getz e ha suonato spesso con me fra i Sessanta e i Settanta. Ma Roy ha 82 anni: suona ancora con la freschezza di un ragazzino, ma non ha molta voglia di stancarsi in tour». Così, il batterista del quartetto sarà Antonio Sanchez, astro nascente dello strumento, membro da qualche tempo del Pat Metheny Group e scelto dal chitarrista anche per il suo recente e bellissimo disco in trio, «Day Trip». Ma certo la serata all'Arena a molti permetterà di scoprire la finissima arte inventiva di Gary Burton, 65enne proveniente dall'Indiana e da molti anni legato a Boston e alla locale, celeberrima scuola di jazz, il Berklee College. Prima di lui il vibrafono nel jazz era appannaggio della sensibilità neroamericana: Lionel Hampton ne aveva esplorato il lato più selvaggio e danzante, Milt Jackson la percussività severa e angolosa, Bobby Hutcherson l'ascendenza africana. Burton ha saputo estrarne la ricchezza armonica e i colori pastello, rivoluzionando la tecnica grazie all'uso contemporaneo di quattro martelletti (con cui realizza ricchi accordi che richiamano il pianoforte di Bill Evans) e alla sofisticata capacità di realizzare dei glissando, ammirata anche dagli esecutori classici. Un maestro che non cessa di inventare.
Noi ci saremo e potrete trovarci all'ingresso dell'Arena. Un occhio di attenzione per Antonio Sanchez che proprio per l'italiana Cam Jazz ha inciso il suo primo disco da solista. ( purtroppo non potremo averlo questa sera in quanto esaurito )
Altro da dire non c'è nulla se non buon divertimento
Buone vibrazioni jazz con Metheny e Burton
Il chitarrista nel «Quartet Revisited» del suo scopritore. Quattro musicisti che hanno fatto la storia del genere al Jazzin' Festival
Non tutti sanno che Pat Metheny, celebre asso della chitarra, ha iniziato a farsi conoscere fra il 1974 e il '77 al fianco del vibrafonista Gary Burton, uno dei più grandi scopritori di talenti di tutta la storia del jazz. Burton ha sempre apprezzato in modo speciale le qualità di Metheny e da anni cercava l'occasione di suonare nuovamente con lui. «Alla fine sono riuscito a riprendere la formazione degli anni Settanta», ha dichiarato pochi mesi fa. «Come allora, al basso elettrico c'è un altro grande musicista, Steve Swallow: con lui suonavo fin dai tempi in cui eravamo la sezione ritmica di Stan Getz, allora ero io il ragazzino sconosciuto...». Nel «Quartet Revisited», che arriva stasera all'Arena, con Pat e Steve si sono succeduti vari batteristi, in particolare Bob Moses e Danny Gottlieb. Alla fine Burton ha fatto una scelta diversa. «Mi sarebbe piaciuto portare in tournée il fantastico Roy Haynes, che era anche lui nel gruppo di Getz e ha suonato spesso con me fra i Sessanta e i Settanta. Ma Roy ha 82 anni: suona ancora con la freschezza di un ragazzino, ma non ha molta voglia di stancarsi in tour». Così, il batterista del quartetto sarà Antonio Sanchez, astro nascente dello strumento, membro da qualche tempo del Pat Metheny Group e scelto dal chitarrista anche per il suo recente e bellissimo disco in trio, «Day Trip». Ma certo la serata all'Arena a molti permetterà di scoprire la finissima arte inventiva di Gary Burton, 65enne proveniente dall'Indiana e da molti anni legato a Boston e alla locale, celeberrima scuola di jazz, il Berklee College. Prima di lui il vibrafono nel jazz era appannaggio della sensibilità neroamericana: Lionel Hampton ne aveva esplorato il lato più selvaggio e danzante, Milt Jackson la percussività severa e angolosa, Bobby Hutcherson l'ascendenza africana. Burton ha saputo estrarne la ricchezza armonica e i colori pastello, rivoluzionando la tecnica grazie all'uso contemporaneo di quattro martelletti (con cui realizza ricchi accordi che richiamano il pianoforte di Bill Evans) e alla sofisticata capacità di realizzare dei glissando, ammirata anche dagli esecutori classici. Un maestro che non cessa di inventare.
Rapallo 10 Luglio "Stefano Bollani" Piano Solo.
La nostra settimana Live in liguria continua il 10 di Luglio con il concerto di Stefano Bollani. Anche in questo caso sara' possibile venirci a trovare al nostro mitico banchetto. Reduci dal bellissimo concerto di Reggio Emilia dove Stefano è stato il grande protagonista della piazza insieme a Charlie Chaplin anche il pubblico ligure potrà ascoltare uno dei piu' grandi talenti del Jazz italiano.
Una preghiera a qualche editore che dovesse malaguratemente passare in questo blog. Il concerto di Reggio è stato registrato.... producete il dvd dei tre film di Chaplin con la colonna sonora del nostro.... Non ve ne pentirete.
Una preghiera a qualche editore che dovesse malaguratemente passare in questo blog. Il concerto di Reggio è stato registrato.... producete il dvd dei tre film di Chaplin con la colonna sonora del nostro.... Non ve ne pentirete.
Martedi 8 Luglio Charles Lloyd + Carla Bley + Fresu
Giornata Storica l'otto luglio pe la Moonlight Records. Infatti nello stesso giorno avremo il piacere di essere presenti sia al Jazzin Festival di Milano dove il grande vecchio del Jazz Charles Lloyd farà capire il significato della parola Jazz. Ma non è finita. Infatti grazie alla capacita' di sdoppiarsi Moonlight Records sara' presente anche a Camogli per Carla Bley che presentera' il suo ultimo lavoro con la straordinaria partecipazione del nostro Paolo Fresu.
Vi aspettiamo numerosi.
Charles Lloyd sul Corriere della Sera
Anche Milano ha il suo festival estivo che esibisce la parola jazz e poi propone un'indigestione di pop e rock. Con la scusa che tanto lo fanno anche gli altri (una volta ai bambini si poteva almeno replicare: «Ma se Pierino si butta nel pozzo, ti butti anche tu?») e con l'aggravante che il jazz-jazz, su 23 concerti, non supera a voler essere generosi il 40 per cento. Per fortuna ci sono alcuni nomi davvero buoni, che speriamo diano al grande pubblico la misura della differenza fra musiche così piattamente accatastate.
Come il vecchio Charles Lloyd, che dall'alto delle sue settanta primavere apre domani sera la serie dei grandi nomi, affiancato peraltro da tre giovani che dimostrano l'ottima salute del jazz attuale. Sassofonista, flautista e più in generale polistrumentista, Lloyd è una figura atipica della scena musicale contemporanea. La sua fama risale a metà degli anni Sessanta, quando (dopo aver militato in gruppi à la page come quelli di Chico Hamilton e di Cannonball Adderley, si costruì un quartetto su misura per la propria musica che da un lato guardava alle aperture free di John Coltrane, dall'altro alle nascenti tendenze psichedeliche giovanili: non a caso il suo fu il primo gruppo a essere ospitato al Fillmore West, «tempio» del pop californiano.
Ma Lloyd si mostrava anche ottimo talent scout: quel gruppo era completato da tre giovanotti che si chiamavano Keith Jarrett, Cecil McBee e Jack DeJohnette. Fin troppo esposto mediaticamente, Lloyd conobbe una fase oscura dalla quale riemerse (dopo aver collaborato perfino con i Beach Boys) negli anni Ottanta. Al suo fianco, un altro giovane prodigio del pianoforte: Michel Petrucciani. Da allora il sassofonista ha imboccato quella che potremmo chiamare la sua lunga fase matura: guida gruppi sempre ricchi di formidabili personalità (per limitarci ancora ai pianisti, si sono succeduti nel tempo Bobo Stenson, Brad Mehldau, Geri Allen), ha inciso (soprattutto per Ecm) dischi molto suggestivi, ha focalizzato una precisa logica esecutiva nella quale la sua pronuncia sempre un po' sfuggente, polverosa, suggestiva come una bella fotografia un po' sfuocata alterna toni declamatori e afflati spirituali. La ritmica è la stessa del recente album «Rabo de Nube»: Jason Moran è un pianista di gran rilievo, di quelli che stanno scrivendo la storia dello strumento; Reuben Rogers è un sontuoso contrabbassista; il colorito Eric Harland uno dei batteristi più richiesti della scena attuale.
MILANO JAZZIN' FESTIVAL Arena Civica, viale Byron 2
Vi aspettiamo numerosi.
Charles Lloyd sul Corriere della Sera
Anche Milano ha il suo festival estivo che esibisce la parola jazz e poi propone un'indigestione di pop e rock. Con la scusa che tanto lo fanno anche gli altri (una volta ai bambini si poteva almeno replicare: «Ma se Pierino si butta nel pozzo, ti butti anche tu?») e con l'aggravante che il jazz-jazz, su 23 concerti, non supera a voler essere generosi il 40 per cento. Per fortuna ci sono alcuni nomi davvero buoni, che speriamo diano al grande pubblico la misura della differenza fra musiche così piattamente accatastate.
Come il vecchio Charles Lloyd, che dall'alto delle sue settanta primavere apre domani sera la serie dei grandi nomi, affiancato peraltro da tre giovani che dimostrano l'ottima salute del jazz attuale. Sassofonista, flautista e più in generale polistrumentista, Lloyd è una figura atipica della scena musicale contemporanea. La sua fama risale a metà degli anni Sessanta, quando (dopo aver militato in gruppi à la page come quelli di Chico Hamilton e di Cannonball Adderley, si costruì un quartetto su misura per la propria musica che da un lato guardava alle aperture free di John Coltrane, dall'altro alle nascenti tendenze psichedeliche giovanili: non a caso il suo fu il primo gruppo a essere ospitato al Fillmore West, «tempio» del pop californiano.
Ma Lloyd si mostrava anche ottimo talent scout: quel gruppo era completato da tre giovanotti che si chiamavano Keith Jarrett, Cecil McBee e Jack DeJohnette. Fin troppo esposto mediaticamente, Lloyd conobbe una fase oscura dalla quale riemerse (dopo aver collaborato perfino con i Beach Boys) negli anni Ottanta. Al suo fianco, un altro giovane prodigio del pianoforte: Michel Petrucciani. Da allora il sassofonista ha imboccato quella che potremmo chiamare la sua lunga fase matura: guida gruppi sempre ricchi di formidabili personalità (per limitarci ancora ai pianisti, si sono succeduti nel tempo Bobo Stenson, Brad Mehldau, Geri Allen), ha inciso (soprattutto per Ecm) dischi molto suggestivi, ha focalizzato una precisa logica esecutiva nella quale la sua pronuncia sempre un po' sfuggente, polverosa, suggestiva come una bella fotografia un po' sfuocata alterna toni declamatori e afflati spirituali. La ritmica è la stessa del recente album «Rabo de Nube»: Jason Moran è un pianista di gran rilievo, di quelli che stanno scrivendo la storia dello strumento; Reuben Rogers è un sontuoso contrabbassista; il colorito Eric Harland uno dei batteristi più richiesti della scena attuale.
MILANO JAZZIN' FESTIVAL Arena Civica, viale Byron 2
Sabato 5 Luglio - Stefano Bollani plays Chaplin
Moonlight Records "on the road" sara' presente a Reggio Emilia in occasione del concerto che Stefano Bollani terra' in Piazza Prambolini con un piccolo banco vendita dove sarà possibile acquistare i piu' bei cd di Stefano. Vi aspettiamo numerosi per conoscervi. Di seguito il comunicato stampa dell'evento.
COMUNE DI REGGIO EMILIA
OST Original Soundtrack
terza edizione 2008
REGGIO EMILIA PIAZZA PRAMPOLINI
5 - 29 luglio 2008
Musica e cinema di nuovo insieme
OST Original Soundtrack
terza edizione 2008
REGGIO EMILIA PIAZZA PRAMPOLINI
5 - 29 luglio 2008
Musica e cinema di nuovo insieme
Giunto alla sua terza edizione, e ormai accreditato fra le maggiori rassegne dedicate alla musica per il cinema, il Festival OST- Original SoundTrack 2008 può finalmente esprimere a pieno la sua vera vocazione: che è quella di produrre eventi con i suoni e con le immagini; di riprodurre creativamente i legami e le relazioni che da sempre il cinema e la musica intrattengono; di dare vita a sogni, nuovi e antichi insieme, sul palcoscenico.
Che cosa può nascere dall’incontro fra l’arte assoluta di Charlie Chaplin e il genio irriverente di Stefano Bollani? Che cosa può succedere sul palco, quando Gino Paoli e Danilo Rea decidono di confrontarsi con l’immenso, multiforme repertorio delle canzoni da film? E se chiediamo ad una band di jazzisti incalliti come gli High Five di dedicare un concerto nientemeno che ad Alberto Sordi, quale singolare groove potrà uscire fuori? E la danza di Mauro Bigonzetti con il suo Aterballetto, quali forme e gesti assumerà, se messa a confronto con il linguaggio altrettanto silenzioso del cinema muto?
Un cartellone quanto mai ricco, quello della terza edizione, in programma a Reggio Emilia, in piazza Prampolini, dal 5 al 29 luglio, e che presenta, accanto ai cinque tradizionali grandi concerti in piazza, una ricca serie di appuntamenti e di iniziative parallele nel segno del rapporto fra i film e la musica.
Promosso dal Comune di Reggio Emilia – con il contributo della Provincia di Reggio Emilia, il sostegno di Grasselli S.P.A. e la collaborazione di Cineteca di Bologna, Regione Emilia Romagna, Fondazione Nazionale della Danza-Aterballetto e ATER-Associazione Teatri Emilia Romagna – il festival, per la direzione artistica di Alessandro Di Nuzzo, si avvale quest’anno di un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sponsor tecnici Tecnograf e ProMusic.
Il cartellone si apre sabato 5 luglio, con una prima assoluta: Stefano Bollani per la prima volta si confronta da vero e proprio “pianista accompagnatore” con alcune pellicole classiche del primo Chaplin. Bollani plays Chaplin, si intitola il concerto: e c’è da giurare, conoscendo il funambolico musicista fiorentino, che non si limiterà certo ad un ruolo da onesto comprimario delle acrobazie di Charlot.
La paura, il brivido, il gusto del thrilling saranno invece protagonisti del secondo appuntamento in programma martedì 8 luglio. Un titolo che è tutto un programma: Italian Poliziesco-Una notte a mano armata. Sul palco, uno dei “mostri sacri” della musica da film italiana: Franco Micalizzi, autore di alcune fra le più celebri colonne sonore degli anni ’60 e ’70 – da Lo chiamavano Trinità a L’ultima neve di primavera. Ma, soprattutto, la firma musicale per eccellenza del cosiddetto “poliziesco all’italiana”: un genere cinematografico che riceve periodicamente attestati d’amore dai cineasti di tutto il mondo, Quentin Tarantino in testa.
Mercoledì 16 luglio sarà la volta di The Alberto Sordi Jazz & Lounge Night, una serata dedicata al grande Alberto Sordi e al musicista che ha accompagnato tutta la sua carriera: Piero Piccioni, compositore di grande versatilità, precursore del genere “lounge” che conosce oggi un incredibile successo tra il pubblico dei giovani. Sul palco, uno dei gruppi più originali e carichi di energia della scena jazz italiana: gli High Five, noti anche per essere gli inseparabili musicisti che accompagnano la voce più cool del momento, quella di Mario Biondi.
Un evento di assoluta unicità nel panorama musicale italiano sarà quello di domenica 20 luglio. Sul palco di OST saliranno due artisti come Gino Paoli e Danilo Rea. Insieme ad un ensemble di grandi musicisti ed alla voce di Diana Torto, daranno vita a Cinema Songs-Canzoni nel cinema: un viaggio emozionante alla riscoperta delle grandi canzoni legate al cinema di ieri e di oggi. Dai leggendari anni Trenta, stagione d’oro del film musicale americano, attraverso le canzoni del cinema francese, fino al cinema italiano. Con un omaggio speciale ad Anna Magnani, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita.
Sarà la danza, quest’anno, a chiudere il cartellone dei concerti di OST. L’appuntamento previsto per martedì 29 luglio vedrà sul palcoscenico una nuova produzione di Aterballetto guidato da Mauro Bigonzetti, Cinèma. Le musiche di Bruno Moretti e diversi autori saranno eseguite dal vivo da Bruno Moretti pianoforte, Mario Giovannelli - sax soprano e alto, Fabrizio Benevelli - sax contralto e tenore, Marco Ferri - sax tenore, Alessandro Creola - sax baritono. Cinèma sarà un viaggio alla riscoperta dei grandi classici del cinema degli esordi, fra vampiri (Nosferatu), città futuribili (Metropolis), comici stralunati e poetici (Buster Keaton). L’arte senza parole delle immagini incontrerà l’arte senza parole del movimento.
Accanto al cartellone dei concerti, OST 2008 presenta una serie di eventi paralleli, tutti dedicati al rapporto fra cinema e musica. Una novità di quest’anno sono gli “aperitivi” di OST: ovvero incontri informali sul far della sera nella cornice del nuovo Spazio Gerra, che vedranno la presenza di prestigiosi personaggi, primo fra tutti Pupi Avati, che sarà chiamato a raccontare il proprio rapporto con la musica fuori e dentro il film, i gusti personali, anche inconfessabili, e le personali debolezze.
Ingresso libero
In caso di maltempo gli spettacoli si terranno al Palasport “G. Bigi”, via Guasco 8
CALENDARIO OST 2008
Sabato 5 Luglio ore 21.30
Bollani plays Chaplin
STEFANO BOLLANI
Stefano Bollani pianoforte in solo
Martedì 8 Luglio ore 21.30
Italian poliziesco - Una notte a mano armata
FRANCO MICALIZZI & BIG BUBBLING BAND
In collaborazione con Gente di Rispetto, Pollanet, CamerClub
Mercoledì 16 Luglio ore 21.30
The Alberto Sordi Jazz & Lounge Night
HIGH FIVE QUINTET
Fabrizio Bosso tromba
Daniele Scannapieco sax
Luca Mannutza pianoforte
Pietro Ciancaglini basso
Lorenzo Tucci batteria
Featuring Daniele Tittarelli sax
Live visuals LABORATORIO GODOT
Domenica 20 Luglio, ore 21.30
Cinema Songs – Canzoni Nel Cinema
Gino Paoli voce
Diana Torto voce
Danilo Rea pianoforte
Marco Tamburini tromba
Marcello Siringano violino
Franco Testa basso
Ellade Bandini batteria
Live visuals Riccardo Sai
Martedì 29 Luglio, ore 21.30
Cinèma
ATERBALLETTO
Coreografia Mauro Bigonzetti
Musica Bruno Moretti e AAVV
eseguita dal vivo da Bruno Moretti pianoforte
Mario Giovannelli sax soprano e alto
Fabrizio Benevelli sax contralto e tenore
Marco Ferri sax tenore
Alessandro Creola sax baritono
GLI “APERITIVI” ALLO SPAZIO GERRA
Martedì 8 luglio, ore 18.30
ITALIA A MANO ARMATA
Il poliziesco degli anni Settanta
conduce Giampaolo Corradini
Venerdi 25 luglio, ore 18.30
UN APERITIVO CON Pupi e Antonio Avati
Conduce Marco Spagnoli
Brianza Open Jazz Festival
Moonlight Records sara' presente Mercoledì 2 luglio a Brugherio per il doppio concerto di
- MARIA PIA DE VITO & HUW WARREN DUO
Maria Pia De Vito (voce), Huw Warren (pianoforte)
- NORMA WINSTONE TRIO “Distances”
Norma Winstone (voce), Klaus Gesing (sax soprano, cl basso), Glauco Venier (pianoforte)
A tutti coloro che ci verranno a trovare sara' dato in omaggio un bellissimo mini cd della Winstone.
I concerti si terranno a Parco di Villa Fiorita in Brugherio dalle ore 21.00
Sito web: http://www.brianzaopen.com/
- MARIA PIA DE VITO & HUW WARREN DUO
Maria Pia De Vito (voce), Huw Warren (pianoforte)
- NORMA WINSTONE TRIO “Distances”
Norma Winstone (voce), Klaus Gesing (sax soprano, cl basso), Glauco Venier (pianoforte)
A tutti coloro che ci verranno a trovare sara' dato in omaggio un bellissimo mini cd della Winstone.
I concerti si terranno a Parco di Villa Fiorita in Brugherio dalle ore 21.00
Sito web: http://www.brianzaopen.com/
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