Noi ci saremo e potrete trovarci all'ingresso dell'Arena. Un occhio di attenzione per Antonio Sanchez che proprio per l'italiana Cam Jazz ha inciso il suo primo disco da solista. ( purtroppo non potremo averlo questa sera in quanto esaurito )
Altro da dire non c'è nulla se non buon divertimento
Buone vibrazioni jazz con Metheny e Burton
Il chitarrista nel «Quartet Revisited» del suo scopritore. Quattro musicisti che hanno fatto la storia del genere al Jazzin' Festival
Non tutti sanno che Pat Metheny, celebre asso della chitarra, ha iniziato a farsi conoscere fra il 1974 e il '77 al fianco del vibrafonista Gary Burton, uno dei più grandi scopritori di talenti di tutta la storia del jazz. Burton ha sempre apprezzato in modo speciale le qualità di Metheny e da anni cercava l'occasione di suonare nuovamente con lui. «Alla fine sono riuscito a riprendere la formazione degli anni Settanta», ha dichiarato pochi mesi fa. «Come allora, al basso elettrico c'è un altro grande musicista, Steve Swallow: con lui suonavo fin dai tempi in cui eravamo la sezione ritmica di Stan Getz, allora ero io il ragazzino sconosciuto...». Nel «Quartet Revisited», che arriva stasera all'Arena, con Pat e Steve si sono succeduti vari batteristi, in particolare Bob Moses e Danny Gottlieb. Alla fine Burton ha fatto una scelta diversa. «Mi sarebbe piaciuto portare in tournée il fantastico Roy Haynes, che era anche lui nel gruppo di Getz e ha suonato spesso con me fra i Sessanta e i Settanta. Ma Roy ha 82 anni: suona ancora con la freschezza di un ragazzino, ma non ha molta voglia di stancarsi in tour». Così, il batterista del quartetto sarà Antonio Sanchez, astro nascente dello strumento, membro da qualche tempo del Pat Metheny Group e scelto dal chitarrista anche per il suo recente e bellissimo disco in trio, «Day Trip». Ma certo la serata all'Arena a molti permetterà di scoprire la finissima arte inventiva di Gary Burton, 65enne proveniente dall'Indiana e da molti anni legato a Boston e alla locale, celeberrima scuola di jazz, il Berklee College. Prima di lui il vibrafono nel jazz era appannaggio della sensibilità neroamericana: Lionel Hampton ne aveva esplorato il lato più selvaggio e danzante, Milt Jackson la percussività severa e angolosa, Bobby Hutcherson l'ascendenza africana. Burton ha saputo estrarne la ricchezza armonica e i colori pastello, rivoluzionando la tecnica grazie all'uso contemporaneo di quattro martelletti (con cui realizza ricchi accordi che richiamano il pianoforte di Bill Evans) e alla sofisticata capacità di realizzare dei glissando, ammirata anche dagli esecutori classici. Un maestro che non cessa di inventare.


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