Questa sera Africa, Cuba e Europa si incontreranno in un raffinatissimo concerto che Milano avra' l'onore di ospitare. Non potevamo non esserci e quindi ci troverete come al solito all'entrata. Dopo il concerto di Mavis Staples ( straordinario ) ecco un nuovo appuntamento che fa entrare finalmente milano tra le principali capitali europee anche per la musica piu' raffinata e lontana dai tradizionali circuiti commerciali. Complimenti ancora una volta agli organizzatori del Milano Jazzin Festival che hanno dato alla nostra citta' la possibilita' di vivere un mese ad altissimo livello.
Riportiamo di seguito la recensione apparsa su All About Jazz di Enrico Bettinello
Tra le cose più belle successe nella già ricchissima produzione musicale senegalese, il ritorno nel 2002 di un'orchestra importante come l'Orchestra Baobab è stato accolto ovunque con grande entusiasmo, consentendo alla stampa generalista di surfare l'onda lunga del filone “buenavistasocialclub” [le cose sono ben diverse in realtà] e agli appassionati di musica africana di riappropriarsi di una delle formazioni più cosmopolite e interessanti.
Nuovo disco ora, Made in Dakar, forte di un parco voci molto nutrito - ben sei solisti, ma anche un ospite illustre come Youssou N'Dour - dei sassofoni pungenti e dell'inconfondibile chitarra di Barthélemy Attisso: la formula afro-latina è oliata e ormai si configura come un linguaggio, sebbene di sintesi, a se stante, nel quale la varietà delle esperienze dei componenti - la cui provenzienza è varia, da Togo alla Casamance, dal Mali alla Guinea Bissau - gioca una componente fondamentale.
L'mbalax si fonde così con il calypso, l'highlife con la rumba, con dolcezza e una varietà armonica che lascia intravvedere tante sfumature, da una attenzione “internazionale” al suono alla spontaneità delle loro serate in club, il tutto grazie all'ottima produzione di Nick Gold. Nuovo, vecchio, sono concetti che hanno poca rilevanza di fronte alla fluidità e all'emozione che questa musica porta con sé. Che meraviglia!
Elenco dei brani: 01. Pape Ndiaye; 02. Nijaay; 03. Beni Baraale; 04. Ami kita bay; 05. Cabral; 06. Sibam; 07. Aline; 08. Ndéleng Ndéleng; 09. Jirim; 10. Bikowa; 11. Colette.
Musicisti: Balla Sidibe, Rudy Gomis, Ndiouga Dieng, Medoune Diallo, Assane Mboup (voce, percussioni); Barthélemy Attisso, Latfi Benjeloun (chitarre); Issa Cissoko, Thierno Koite (sassofoni); Charlie Ndiaye (basso); Mountaga Koite (percussioni); Youssou Ndour (voce); Ibou Konate (tromba); Sanou Diouf (sax tenore); Baba Nabe (chitarra); Jesus "Aguaje" Ramos (trombone); Thio Mbaye, Assane Thiam (percussioni).
Stile: Etnica
Valutazione: 4 stelle
Data di pubblicazione: 03 March 2008
Dal Corriere Della Sera Di Oggi
Da Dakar al mondo. Pochi gruppi africani hanno alle spalle una storia da romanzo come l'Orchestra Baobab, giovedì 31 sul palco del «Milano Jazzin' Festival». Nome leggendario, la Baobab suonava i ritmi preferiti dal presidente-poeta del Senegal Léopold Sedar Senghor (dopo l'indipendenza dalla Francia, conquistata nel 1960), unendo le sonorità africane e quelle cubane, segno di un'internazionale tropical-socialista fatta di percussioni e chitarre elettriche. Il genere si chiamava «varieté », si ascoltava nel cosmopolita «Baobab club» (da qui il nome della formazione) di Dakar e negli anni 70 era persino esportato a Parigi. Dopo quasi due decenni di successi, l'Orchestra guidata dal chitarrista (e avvocato) Barthelemy Atisso si scioglie nel 1985.
I tempi cambiano e un giovane cantante di nome Youssou N'Dour inventa il 'mbalax con ritmi più aggressivi e apprezzati dai giovani. È il chitarrista Latfi Benjeloum, «portavoce» dell'orchestra, a raccontare il mix che li portò alla popolarità: «A fine anni 60 abbiamo avuto il coraggio di essere eclettici: pezzi afro-cubani, rumba, jazz, qualcosa dal soul, e sorprendevamo con una cover di James Brown. È stato il segreto del nostro successo ».
Dopo 17 anni di oblio, nel 2002 il produttore inglese Nick Gold, che aveva firmato l'operazione Buena Vista Social Club, decide di rilanciare la Baobab (nella foto, il sassofonista Issa Cissoko). Parte la ricerca dei musicisti fra Togo e Senegal e l'Orchestra torna in studio per «Specialists in all Styles», seguito lo scorso anno da «Made in Dakar». Il successo all'estero ha fatto di nuovo innamorare i senegalesi, fieri di un'orchestra che suona ogni composizione come fosse l'inno nazionale. «C'è un brano, "Nijaay"— racconta Benjeloum — con un testo ironico pieno di consigli per donne sposate che molti senegalesi addirittura ricordano a memoria».
In scaletta molto altro: la rumba d'annata di «Aline», il chachacha di «Jirim» e il ritmo che richiama la Giamaica di «Colette». «La nostra musica — continua il chitarrista — faceva impazzire i genitori dei ragazzi che oggi ascoltano l'hip hop: il nostro repertorio rappresenta le loro radici, compresi i legami con le Americhe». In segno di amicizia fra generazioni, Youssou N'Dour a Lione è salito sul palco con i signori della Baobab, tracciando un ponte fra il successo di 35 anni fa e il brillante presente dell'Orchestra.
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